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Gestione Rabbia

Bisogna distinguere tra la rabbia che è un' emozione e la collera che è l'espressione della rabbia spesso in maniera violenta, fisicamente o verbalmente .
La collera può comportare una serie di conseguenze negative, tra cui la perdita del lavoro, la rottura di relazioni, problemi con la legge, sensi di colpa.
Il modo in cui si esprime la propria rabbia è appreso durante l'infanzia o l'adolescenza, dai genitori, dai gruppi che si frequentano. E con il tempo diventa un'abitudine. 
Si possono imparare modi più utili di gestire la rabbia, ma ci vuole impegno e pazienza.
Dare sfogo alla propria rabbia non è di aiuto, perché non fa altro che fare aumentare nel tempo la propria rabbia e consolida le abitudini deleterie.
Si possono individuare una serie di situazioni che ci fanno arrabbiare, quali essere bloccati nel traffico, fare lavori difficoltosi, essere trattati male, essere lasciati in attesa, ecc.
Quando ci si trova in una di queste situazioni che possono essere diverse da persona a persona ci si comincia ad arrabbiare fino ad arrivare ad uno scoppio di collera. Anche l'intervallo di tempo tra il momento in cui si inizia ad arrabbiarsi allo scoppio di collera può variare da soggetto a soggetto. Talvolta può essere molto breve.
In questa fase iniziale di arrabbiatura si possono notare, con la pratica, un'insieme individuale di segnali, quali tachicardia, respirazione affannosa, faccia rossa, stringere i pugni, sbattere le porte, andare avanti e indietro, avere pensieri di vendetta, pensare di essere traditi, pensare che altri ci vogliano danneggiare, ...
È importante imparare a riconoscere i propri segnali, perché individuandoli si possono prendere dei provvedimenti per evitare che la rabbia cresca.
Tra questi provvedimenti ci sono:
1. Allontanarsi, se possibile dalla situazione che genera rabbia. Quindi svolgere qualche attività rilassante o distraente, come fare qualcosa di divertente, fare una passeggiata, ascoltare musica rilassante, ascoltare suoni della natura, ...
2. Respirare profondamente. Questa per essere efficace richiede una certa pratica. Esercitandosi a respirare lentamente e profondamente.
3. Ripetersi una frase, da individuare, tipo calmati, non vale la pena di mettersi nei guai, ...
4. Praticare il rilassamento muscolare. Anche ciò richiede esercitazione per risulare efficace quando se ne ha il bisogno.
5. Individuare i pensieri che generano la propria rabbia e metterli in discussione. Interpretando la situazione in maniera meno disfunzionale. In pratica, quando si viene esposti ad una certa situazione sorgono una serie di pensieri, che generano la rabbia. Tali pensieri possono essere: faccio sempre errori, mi danno sempre fastidio, se non faccio bene questa cosa mi licenzieranno, sta sicuramente pensando che sono uno stupido, mi sta tradendo con quella persona, ...
Individuati questi pensieri possono essere messi in discussione: spesso faccio cose buone, voleva solo aiutarmi, in quella occasione mi ha aiutato, gli altri sbagliano e non vengono licenziati, non posso sapere cosa pensano le persone e d'altro canto non ho controllo su questo, se saluta quella persona non vuol dire che ha una storia con lei, ...
Praticare attività piacevoli e rilassanti, tecniche di rilassamento e mindfulness possono aiutare a mantenersi più calmi in situazioni difficili.
Anche una comunicazione assertiva aiutando a far valere le proprie ragioni nel rispetto degli altri, può aiutare a far fronte o ad evitare situazioni difficili.
È utile mettere su un piano di gestione della rabbia in cui si descrivono i motivi per cui si vuole imparare a gestire meglio la rabbia, ad esempio evitare di essere licenziati. Si individuano anche le situazioni in cui ci si arrabbia e i segnali che indicano che la propria rabbia sta aumentando. Quindi quali tecniche si sono dimostrate efficaci nel ridurre la rabbia.
Visualizzare il raggiungimento del proprio obiettivo di controllo della rabbia può rafforzare la motivazione. In ogni caso bisogna considerare che ci saranno delle ricadute e che non bisogna scoraggiarsi per questo. Ma che bisogna continuare ad impegnarsi.

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